LIMI è un nome che nasce per restare. Un acronimo semplice, quattro lettere che dicono l'essenziale: questo è un luogo dove si conserva, si studia e si racconta la storia delle istituzioni manicomiali imolesi.
LIMI non è un museo nel senso tradizionale, è un laboratorio. Uno spazio aperto, vivo, in trasformazione, dove la ricerca storica incontra le testimonianze personali, dove i documenti d'archivio dialogano con i ricordi di chi c'era: medici, infermieri, familiari, pazienti. La memoria qui non è un reperto da custodire, ma una materia da attraversare insieme.
Il progetto nasce dalla città. La campagna di raccolta "La Città dei Matti" ha coinvolto oltre cento persone: fotografie, oggetti, pagine di diario, interviste, racconti di cura e di lavoro. Ogni contributo è diventato un tassello del mosaico che darà forma all'allestimento.
Per un romagnolo che abbia sulle spalle qualche decennio, il manicomio di Imola è un riferimento che non ha bisogno di spiegazioni. "Quel e vè d'Imola", quello viene da Imola, si diceva scherzosamente di chi si comportava in modo stravagante. Un modo di dire tramandato per generazioni, nato da una storia imponente: due grandi ospedali psichiatrici, il Lolli e l'Osservanza, che per oltre un secolo hanno fatto di Imola la "città dei matti".
LIMI racconta la storia delle istituzioni manicomiali imolesi attraverso documenti d'archivio, oggetti, fotografie e video-testimonianze, restituendo la complessità senza semplificazioni. Il percorso non solo informa, ma pone domande e invita a guardare il passato per capire il presente.
Lo spazio è concepito come luogo di ricerca e riflessione, ospitando attività educative, incontri pubblici e collaborazioni con università. Il padiglione stesso, con la grande sala in ghisa e le finiture originarie restaurate, racconta la storia attraverso l'architettura.
LIMI è nato dalla partecipazione dei cittadini e continua a crescervi. Chi ha lavorato all'Osservanza, chi ha un familiare ricoverato, o semplicemente chi vuole capire, può contribuire portando materiali, condividendo ricordi e partecipando agli eventi.
Perché non poteva essere altrove.
Il Padiglione 10-12 è uno degli edifici del nucleo storico originario, costruito tra il 1890 e il 1910. Era un luogo di ricovero, rimasto vuoto per oltre vent'anni, in attesa di una nuova vita.
Oggi torna ad accogliere persone in modo completamente diverso. Il restauro ha conservato l'impianto originario e recuperato gli elementi storici più significativi. L'edificio a forma di C si apre su una corte interna, uno spazio verde dove passeggiare e sostare.
Creare un laboratorio sulla memoria delle istituzioni manicomiali proprio qui, dentro uno degli edifici che ne ha fatto parte, è una scelta precisa. Non si tratta di celebrare il passato, ma di abitarlo in modo nuovo. Di trasformare un luogo di segregazione in un luogo di apertura, conoscenza e incontro.
LIMI è la prova che i luoghi possono cambiare senso, che le storie più difficili, se raccontate con rispetto, possono aiutarci a costruire un futuro migliore.